Figlio mio, je t’aime ! | storia di un bambino nato prematuro

17 novembre, giornata mondiale dei prematuri.

Una mia carissima amica mi ha raccontato il suo percorso vissuto insieme al suo Gabri. Il suo racconto è commovente. Oggi Gabriele è un bellissimo bimbo bello vispo.

 

 

Tutto inizia il 12 gennaio. Perdite di liquido non identificato…direzione il pronto soccorso (avrei dovuto andarci comunque perché iniziava il corso preparto ).
Accettazione, attesa…

Il sentenza arriva:

“Eh si Signora!  Ha rotto il sacco…però il collo è ben chiuso, certo un pochino accorciato ma chiuso. Il bimbo sta bene, il battito è nella norma, i flussi sono giusti. Ora prenderà l’antibiotico e le faremo una puntura per velocizzare la maturazione dei polmoni del bimbo, nel caso dovesse decidere di nascere presto.”

E così è stato…

Arrivo in camera in ospedale alle 11h 45,  senza valigia ne niente, solo jeans e converse.
Cerco di rilassarmi, in fondo, sono in ospedale, il mio bimbo sta bene, si muove parecchio!

Così passa il pomeriggio, tranquillo…

Alle 20, inizio a sentire qualche dolore nella schiena. Ma sarà normale, è da stamattina che sono seduta sul letto.

Non mi preoccupo.

Alle 21 mio marito torna a casa…

Cerco di dormire ma alle 23 mi sveglio dal dolore che sale piano piano…ogni 20 min, ogni 15 min…
Le contrazioni sono arrivate?
Dai, resistiamo un po, tanto si sa che per il primo dura sempre tanto no?
Alle 00.30 chiamo l’infermiera, non c’è la faccio più, mi tremano le gambe, inizio ad aver paura…

Monitoraggio, l’infermiera non trova il cuore del bambino, arriva una seconda, più anziana che chiama subito il medico. Per fortuna il battito c’è ma il bambino è talmente basso che si fa fatica a tenere in posizione il monitor.

Mi visita il medico e sento:

– 7, 7 mezzo, sala parto !

Nessuno mi guarda, nessuno dice niente.
Solo un :

– “Signora, la portiamo in sala parto”
– “Si…solo un secondo, chiamo mio marito.” dico io.
– “Si Signora, ma prenda pure il telefono così chiama mentre andiamo.”
Arrivo in sala, almeno 10 persone mi aspettano, paura, sempre più paura, non sono affatto pronta, mancano 2 mesi, non so come si fa a partorire!

E’ l’01.30 quando guardo l’orologio, non sento quasi più le contrazioni.

Bisogna spingere, cerco di fare quello che posso, ma non sono sicura di fare nel modo giusto.
Mi fa male e non la smetto di pensare: “No, no, non è pronto, è troppo piccolo, abbiamo tempo !”

Poi alla fine eccolo qua! 2.38, è nato Gabriele!

Così bello, un visino così dolce!
Ovviamente non piange, ma ho fede, so che si deve solo riprendere, so che gli serve solo un minuto. In un attimo è sparito tutto il dolore, sono felice, tanto felice, serena.
Dopo qualche minuto, eccolo qui in braccio all’infermiera. Così piccolo, tutto fasciato. Posso dargli un bacio sulla fronte, il primo bacio…Ha una pelle così morbida, così calda! In questo momento ho la certezza che andrà tutto bene!

Purtroppo,  non lo posso prendere in braccio, deve andare in incubatrice e allora lo vedo che si allontana… È iniziata un’ attesa insopportabile.

Fino alle 6.00, nessuno mi fa sapere niente,  silenzio totale ed io sono ancora in sala parto, DA SOLA.
Poi mi riportano in camera e mi ritrovo allo stesso posto di prima,  senza mio figlio, completamente da sola. Cerco di non piangere ma mio marito non può stare con me, dovrà tornare in mattinata.

Alle 9.00 vado in terapia intensiva, così,  sempre sola.
Mi alzo, non ce la faccio più,  lo devo vedere, devo sapere come sta, dov’è. Ma le visite si fanno solo dalle 15 in poi…aspetto nel letto, guardo l’orologio, aspetto.
Quanto mi manca…Ma i suoi movimenti…però mi sento la pancia vuota, molle…

Ci siamo, sono le 15, arrivo, eccolo qui !  Piange ! Scopro la sua voce. Dopo un po, l’infermiera mi dice che se voglio, posso toccarlo ma con i guanti. Mi sbrigo, voglio sentire il suo calore ma con i guanti non si sente niente…

Mi sento così stanca, voglio sedermi ma non ci sono sedie,  poi se mi siedo non posso più tenergli la mano…allora preferisco stare in piedi ed inizio a piangere  senza capire,  in piedi, davanti all’incubatrice. L’infermiera mi fa sedere su una sedia in corridoio. Cerco di riprendermi ma non ci riesco.

Ecco il medico di Gabriele che arriva, ci spiega tutto. Gabriele sta bene.
Deve prendere peso, pesa solo 1,380kg.

Cerchiamo  di digerire il tutto. La felicità di stamattina sembra sparita, anebbiata dalla paura di non vederlo uscire, di sentire tutti i macchinari che suonano.

Si fa di nuovo sera, alle 20 decido di tornare a vederlo,  per salutarlo, fargli sentire che ci sono, che non siamo separati del tutto.
Quando arrivo, gli stanno facendo un ecografia cerebrale, l’infermiera sembra imbarazzata. Non mi dice niente, solo che Gabri è un po stanco.
Ma io lo so, ho capito, ha un emorragia cerebrale. Mi crolla tutto, sono presa dal panico,  magari muore questa notte da solo.
Nessuno mi dice niente, mio marito è già partito, non lo posso chiamare per dirgli quello che penso di aver scoperto.
Alle 21, devo tornare in camera, non posso più stare in terapia.
Di nuovo, separazione, lasciarlo così da solo mi distrugge.
E se domani non ci fosse più?

Mercoledì, il medico ci vuole vedere. In mezzo al corridoio arrivano le parole che  non avrei voluto sentire: Gabriele da ieri ha una piccola emorragia cerebrale. Per ora è di livello  2, i ventricoli sono dilatati, ciò significa che non è ancora gravissimo ma che deve fermarsi a questo stadio. Se si ferma, il recupero andrà avanti.Se peggiora, ci saranno probabili ripercussioni sullo sviluppo  motorio o cognitivo.

Doccia fredda.

La felicità di martedì è definitivamente sparita. Mi guardo intorno cercando un posto dove nascondermi. Voglio stare da sola, non voglio più sentire niente,non voglio più vedere nessuno.
Un pensiero mi arriva:

– Ma sarà dovuto al parto? Magari era troppo debole,troppo piccolo e gli ho fatto male?

Inizio a sentirmi in colpa per tutto quello che sta succedendo…perché non ho saputo farlo crescere in pancia? Perché non ho saputo dargli quello che gli serviva? E ora? È lì a combattere  da solo, con una mamma che ha forza solo per piangere.
Vorrei tornare indietro, tenermelo in pancia per sempre. Ecco, vorrei tenermelo in pancia per sempre, cosi da non sentirmi senza di lui, a metà. Invece,mi sento persa, incompleta,  strappata,  completamente a pezzi.

Passa una settimana.

Nel frattempo io sono uscita dal ospedale .
Sono a casa, voglio stare in ospedale. Arriva il momento di ritrovarti in ospedale e dopo un po’ vorrei partire via correndo. Non perché non ti amo, ma perché vederti così mi fa stare talmente male…

Sei forte, resisti,siamo orgogliosi di te. Riecco il medico:bene mamma e papà, l’emorragia non ha dato seguiti. I ventricoli sono ancora dilatati ma ci vorrà tempo perché si sciolga il sangue. Ma le cose sono andate come dovevano andare, potete respirare.

Cerchiamo di respirare, ci riusciamo, per un po…finché le angosce non tornano un’ altra volta…
Oggi abbiamo perso due bambini, mi sento fortunata, sei forte, cresci, lotti! Cosa farei se ti dovesse perdere?

Sono passati 10 giorni dalla tua nascita, oggi, sorpresa, posso prenderti in braccio! Anzi, meglio, oggi faremo la kangourou terapia, pelle contro pelle!
Dopo il primo bacio sulla fronte, ecco il secondo momento più bello! Ti tengo contro di me,ti sento respirare, sento i tuoi capelli così sottili contro il mio collo.a volte muovi anche le braccia e le gambe. Ecco, ora si che tutto è al suo posto! Tutto è finalmente al suo posto, sei con me, siamo riuniti, come prima!

Giorno 28: uscita!!!! Torno a respirare, torno in vita! Il medico ci ha dato il via, ti portiamo a casa! Vorrei correre nel corridoio che dallo stanzino del medico ci porta nella sala delle dimissioni!
E come se fosse di nuovo il giorno della tua nascita, ci sei tu, ci sono io e c’è il papà!  Siamo tutti e tre, niente può capitare!

Mi sento finalmente in pace, voglio tenerti sempre nelle mie braccia,guardarti per ore! Ce l’abbiamo fatta! Ce l’hai fatta! Sei stato così forte! Più forte di me, più forte di tutti!

Non voglio condividerlo però!  Voglio…completare questa gravidanza! Può sembrare strano ma per me ci manca ancora un mese alla tua nascita, dovevi nascere l’11 marzo. Mi sento ancora un po in attesa.

Vedere la gente che ti tocca, che ti vuole prendere!
Non voglio che qualcuno ci separi! Sei mio!
Le mie amiche mi hanno offerto un regalo bellissimo, secondo me il più bello che ho ricevuto! La sciarpa per portarti! Così sei protetto, nessuno ti vede, nessuno ti può toccare, sei contro il mio cuore, siamo inseparabili!

I giorni passano, impariamo a conoscerci, ti coccolo, stiamo bene!
A volte mi sento un po imbranata, un po inquieta ma tutto procede bene, ti vedo crescere sempre di più,  pian pianino l’ospedale si allontana.

Le visite di Follow-up sono tutte positive, non si vedono ritardi di sviluppo!

Ecco l’11 marzo! Per alcuni, hai 2 mesi, per me, nasci oggi. Cosa voglio dire? Esattamente non lo so. Solo che da quel giorno, ho sentito di aver compiuto qualcosa. Come se alla fine ero comunque riuscita a fare una gravidanza di 9 mesi.
Pesi 2,900chili, perfetto! Hai recuperato peso e lunghezza, sono riuscita a farti crescere!

Da li in poi, ogni giorno mi sono sentita meglio.
Non dico che non mi sento più in colpa ma in un certo senso, sento di esser riuscita a farmi perdonare.
Ora lo so cosa vuol dire essere mamma, vuol semplicemente dire : io ti do tutto,io vivo per te! Sei il mio tutto!

Ormai hai 10 mesi, oggi è  il giorno dedicato ai prematuri! Non posso fare a meno di pensare agli altri bambini e ai genitori che abbiamo conosciuto li. Come stanno Tito e Gaia? Bene. Per forza, devono stare bene! Belli e forti come te!

Spesso mi sento dire: ma siiii, ormai non è più un prematuro, guarda com’è cresciuto, si vede che sta bene!
Mese dopo mese, mi sono convinta anch’io!
Vedo che ogni giorno impari qualcosa.
Ogni novità è una conquista.
Ogni progresso per noi è una meraviglia! Siamo così orgogliosi!

Un’altra frase che sento spesso è : ma come è cresciuto, non sei troppo triste? Crescono così in fretta, un attimo e già non sono più neonati…
Ho voglia di rispondere: meno male! Tu non devi stare un neonato, sei nato per crescere, per scoprire il mondo!

Mese dopo mese, mi rendo conto che l’ospedale sta diventando un ricordo sempre più lontano, dimentichiamo il peggio per tenere solo le parti migliori! Non voglio più pensare ai momenti di difficoltà o di dolore, perché ci dimostri ogni giorno che il futuro che ci aspetta sarà meraviglioso. Non voglio perdere un secondo di te, del nostro presente e del nostro futuro.

Come vedo il futuro? Ancora non sono in grado di capire se ci sarà un fratellino o una sorellina.
A dire il vero, mi sento piuttosto abbastanza egoista. Voglio godermi ogni momento con mio figlio, voglio aspettare di essere sicura che non abbia problemi in futuro, legati alla sua prematurità.
Non è tanto la paura di vivere di nuovo un parto anticipato, ma bensì la voglia di dedicarmi interamente a Gabriele che per ora mi fa mettere un forse su un altro bambino.

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